Dove sei, ultimamente?
Ci vediamo, mi sorridi, mi abbracci, scherzi con me con la solita faccia da schiaffi di sempre, ma sei lontano.
Riesco distintamente a vedere il confine che hai tracciato a terra e che con gli occhi mi intimi di non oltrepassare.
Dove sei?
Non parliamo più, non come eravamo soliti fare noi anche se i discorsi spesso diventavano intricati e folli e privi di senso e mi tenevano sveglia fino a tarda notte. Mi manchi.
Ci sei, sei lì per tutti, persino per me, sì, ma in maniera più fredda, più superficiale quasi mi conoscessi appena. Non che questo ti abbia mai fermato, comunque, dal far sentire a qualcuno la tua presenza.
Eri quello del “mi basta che sei felice, così potrò esserlo un po’ pure io” e poi sei il primo a storcere il naso ad ogni mio sorriso. Che ti succede? Che ci succede?
Dove sei?
Mi stai lasciando sola, nutri i miei demoni e li guardi crescere soddisfatto da una distanza di sicurezza cosicché non aggrediscano anche te, che ne hai gia abbastanza di tuoi.
Vorrei saperti leggere meglio, saper interpretare ogni tua espressione nascosta come fossi il mio libro preferito. Ma forse sei tu che di recente non mi mostri che pagine bianche facendomi credere di esser diventata cieca, non so.
Non lo so più.
Tu non ci sei e mi manchi e non dovresti eppure è così.


Sono talmente stanca e psicologicamente distrutta ultimamente che mi sembra di essere uno zombie appena emerso dal proprio tumulo.
Scavando con le dita nella terra, mi trascino in giorni tutti uguali grazie ad una bella dose di caffè e al lavoro che non manca mai.
Eppure ci sono sere come quella di ieri, piene di sorrisi, di complicità, di patatine e salse, di amore e amicizia che nell’aria diventano calore palpabile, che mi fanno sentire ancora -e di nuovo- il cuore battere nei polsi.
Sere così mi danno la precisa sensazione di avere un posto nel mondo che non mi soffoca, mi calza invece alla perfezione.
E alle persone che mi aiutano a non vivere in apnea, io vorrei solo dire “grazie”. Anche se è poco e sempre lo sarà, GRAZIE.


posted 1 day ago with 3 notes
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E’ uno di quei giorni grigi, oggi.
Uno di quei giorni in cui il cielo sembra una lastra di piombo ammaccata, le persone hanno una sfumatura cinerea sugli zigomi e il freddo si aggrappa alle ossa e non se ne va. 
E’ uno di quei giorni in cui le uniche cose di cui avrei bisogno sono le coperte calde del mio letto e l’abbraccio di mio fratello, che non importa cosa io faccia o dica, se piango è lì per me senza domande inopportune.
E’ uno di quei giorni in cui le parole fanno male, sono coltelli in bocca a persone che hanno una mira precisa e ti prendono sempre in pieno, lì dove non si guarisce, dove il sangue continua ad uscire a fiotti.
E’ uno di quei giorni in cui non credo, non credo in niente, nemmeno e soprattutto in me stessa; in cui il marciume viene a galla e la fiducia torna a creparsi come una porcellana fragile.
E’ uno di quei giorni in cui il tempo non scorre, le lancette dell’orologio restano inchiodate al quadrante e un secondo dura un giorno intero; si ha tutta la calma necessaria per affogare nelle proprie lacrime.
E’ uno di quei giorni in cui la corrente è forte e mi trascina dal lato opposto rispetto a quello in cui sto remando fino a farmi dolore le mani e mi spinge verso una cascata.
E io sono stanca. Non ce la faccio, non ce la faccio più.

E’ uno di quei giorni grigi, oggi.
Uno di quei giorni in cui il cielo sembra una lastra di piombo ammaccata, le persone hanno una sfumatura cinerea sugli zigomi e il freddo si aggrappa alle ossa e non se ne va. 
E’ uno di quei giorni in cui le uniche cose di cui avrei bisogno sono le coperte calde del mio letto e l’abbraccio di mio fratello, che non importa cosa io faccia o dica, se piango è lì per me senza domande inopportune.
E’ uno di quei giorni in cui le parole fanno male, sono coltelli in bocca a persone che hanno una mira precisa e ti prendono sempre in pieno, lì dove non si guarisce, dove il sangue continua ad uscire a fiotti.
E’ uno di quei giorni in cui non credo, non credo in niente, nemmeno e soprattutto in me stessa; in cui il marciume viene a galla e la fiducia torna a creparsi come una porcellana fragile.
E’ uno di quei giorni in cui il tempo non scorre, le lancette dell’orologio restano inchiodate al quadrante e un secondo dura un giorno intero; si ha tutta la calma necessaria per affogare nelle proprie lacrime.
E’ uno di quei giorni in cui la corrente è forte e mi trascina dal lato opposto rispetto a quello in cui sto remando fino a farmi dolore le mani e mi spinge verso una cascata.
E io sono stanca. Non ce la faccio, non ce la faccio più.


posted 5 days ago with
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Le farfalle che avevo nello stomaco anni fa e che in qualche modo erano poi arrivate a sfiorarmi i polmoni, si sono trasformate.
Sono bolle di sapone, ora.
Bolle fragili, incerte, timide, che a contatto con le costole esplodono in silenzio.
Ho paura di scoprire che il mio equilibrio, la mia serenità e i miei sentimenti siano delicati come quelle bolle di sapone e che è solo questione di tempo prima che di me non restino che goccioline colorate sul palmo di una mano.


posted 2 weeks ago with 1 note
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Rompere la fiducia è come rompere uno specchio: puoi rincollare i pezzi; l’immagine riflessa non sarà mai più la stessa.

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Sentirlo sbuffare per la sveglia insistente, brontolare alle mie spalle e voltarsi dall’altro lato tirando con sé le coperte e poi anche me, stamani, mi ha ricordato i motivi per cui ho impostato su “off” il cervello e “on” il cuore di nuovo, pur sapendo che era una pessima idea: chè quando siamo insieme vorrei che non fosse mai giorno, che fosse sempre tempo di coccole, di baci, di trovare la sua mano nel sonno, di svegliarmi per vedere che c’è e avvicinarmi se per sbaglio siamo finiti troppo lontani.
Forse sta proprio qui la mia fregatura: sapere benissimo quanto lui sia un casino, ma rendermi conto di quanto sia incasinata anche io senza di lui.
Almeno così siamo in due. E resistiamo. Resistiamo bene.


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Ho cicatrici orrende addosso, i cui segni non spariranno mai.
Ho tagli freschi che continuano ad infettarsi e non si rimarginano a dovere.
Lui, forse, è messo anche peggio.
Ma non so se siamo l’uno il disinfettante dell’altro o la lama del coltello.

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Vivo molto la giornata ultimamente.
Apro gli occhi al mattino, chiedendomi con curiosità cosa farò, come impiegheró questo tempo stranamente vuoto. Vorrei riempirlo in mille modi, fare tantissime cose, poi invece mi lascio trasportare dal vento come una foglia in questo autunno che sembra già in procinto di bussare alla porta.
Mi piacciono le sorprese, mi piace sentire a pelle la voglia di vivere -viverlo-, di cimentarmi in nuove avventure.
Sono stata un anno e mezzo nel cuore di un tornado a domandarmi quando avrei trovato un po’ di pace.
Ora che finalmente la stringo fra le mani non voglio farla fuggire. Voglio trasformarla in energia e darci dentro.
Il freddo è passato. Sento di nuovo un timido calore e non ho paura di bruciarmi stavolta.


posted 3 weeks ago with
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Gli abbracci e le risate di oggi mi hanno fatto sentire di essere davvero tornata a casa. Al mio posto.
Quello a cui appartengo, da cui non posso essere strappata via.
Ci sono mani che mi trattengono, che mi cullano, che mi accompagnano negli anni.
Casa non è Roma. O almeno, non solo.
Casa è la famiglia, specialmente tua nonna che promette di preparare un pasto leggero e poi si presenta con spaghetti alle vongole e impepata di cozze per un reggimento; casa sono gli amici, le persone che ti chiedono del tuo viaggio ma poi ti dicono che hanno sentito la tua mancanza e ti aggiornano su quanto successo nel frattempo; casa è chi ami, colui che passano gli anni, le cotte, le ferite, sa ancora farti battere il cuore come una quindicenne e baciarti come solo una donna merita.
Sono belli i viaggi. Ancor di più lo sono i ritorni.


posted 1 month ago with 1 note
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Ho una mano che penzola fuori dal letto mentre leggo; mio fratello, con la sua musica nelle orecchie sparata a tutto volume nel letto accanto, me la stringe piano.
È come se dicesse “Tu hai il tuo mondo, ma ne faccio parte. E per me è lo stesso”.

posted 1 month ago with
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