Giorni difficili, giorni insonni e stanchi.
Giorni di cibo spazzatura, giorni di isteria dettata dallo stress e di mani che bruciano.
Giorni di amicizie che si rafforzano, giorni di amicizie che vacillano e amori che stanno seduti su un’altalena.
Giorni che non passano o che a tratti corrono velocissimi e io non so tenere il passo.
Troppi impegni, troppe persone, troppi sentimenti.
E io, che sono sempre stata per gli eccessi, adesso avrei solo bisogno di pochezza.
Voglio le briciole, voglio attimi, momenti, respiri rilassati.
Voglio ricordarmi chi sono anche senza una maschera, voglio ricordarmi i giorni che passano uno ad uno e non infilarli tutti insieme a forza in uno scatolone vecchio di un periodo indistinto e sbiadito.
Ho bisogno di cose che restino impresse, di ore silenziose ma piene.
Devo riprendere fiato. Devo rallentare il cuore.
Io sono ciò che amo fare, ma sono anche gli intervalli di quiete.
Adesso sono solo una metà.


Non correre più di me, nemmeno con i pensieri.
Resta al mio fianco.

posted 1 week ago with 2 notes
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Non tutte le relazioni sono da scintille immediate, in realtà.
Ci sono quei rapporti che sembrano fiamme vive quando ci si versa sopra benzina a fiotti e aumentano di colpo per poi smorzarsi quando il combustibile finisce; ci sono quelli che sembrano, invece, un camino acceso in inverno il cui calore ti entra sottocute e dopo pian piano nelle ossa; e altri ancora che sono solo carboni ardenti e non diventeranno mai fuoco per quanto ci provino.

posted 2 weeks ago with
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Dove sei, ultimamente?
Ci vediamo, mi sorridi, mi abbracci, scherzi con me con la solita faccia da schiaffi di sempre, ma sei lontano.
Riesco distintamente a vedere il confine che hai tracciato a terra e che con gli occhi mi intimi di non oltrepassare.
Dove sei?
Non parliamo più, non come eravamo soliti fare noi anche se i discorsi spesso diventavano intricati e folli e privi di senso e mi tenevano sveglia fino a tarda notte. Mi manchi.
Ci sei, sei lì per tutti, persino per me, sì, ma in maniera più fredda, più superficiale quasi mi conoscessi appena. Non che questo ti abbia mai fermato, comunque, dal far sentire a qualcuno la tua presenza.
Eri quello del “mi basta che sei felice, così potrò esserlo un po’ pure io” e poi sei il primo a storcere il naso ad ogni mio sorriso. Che ti succede? Che ci succede?
Dove sei?
Mi stai lasciando sola, nutri i miei demoni e li guardi crescere soddisfatto da una distanza di sicurezza cosicché non aggrediscano anche te, che ne hai gia abbastanza di tuoi.
Vorrei saperti leggere meglio, saper interpretare ogni tua espressione nascosta come fossi il mio libro preferito. Ma forse sei tu che di recente non mi mostri che pagine bianche facendomi credere di esser diventata cieca, non so.
Non lo so più.
Tu non ci sei e mi manchi e non dovresti eppure è così.


posted 2 weeks ago with 4 notes
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Sono talmente stanca e psicologicamente distrutta ultimamente che mi sembra di essere uno zombie appena emerso dal proprio tumulo.
Scavando con le dita nella terra, mi trascino in giorni tutti uguali grazie ad una bella dose di caffè e al lavoro che non manca mai.
Eppure ci sono sere come quella di ieri, piene di sorrisi, di complicità, di patatine e salse, di amore e amicizia che nell’aria diventano calore palpabile, che mi fanno sentire ancora -e di nuovo- il cuore battere nei polsi.
Sere così mi danno la precisa sensazione di avere un posto nel mondo che non mi soffoca, mi calza invece alla perfezione.
E alle persone che mi aiutano a non vivere in apnea, io vorrei solo dire “grazie”. Anche se è poco e sempre lo sarà, GRAZIE.


posted 3 weeks ago with 3 notes
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E’ uno di quei giorni grigi, oggi.
Uno di quei giorni in cui il cielo sembra una lastra di piombo ammaccata, le persone hanno una sfumatura cinerea sugli zigomi e il freddo si aggrappa alle ossa e non se ne va. 
E’ uno di quei giorni in cui le uniche cose di cui avrei bisogno sono le coperte calde del mio letto e l’abbraccio di mio fratello, che non importa cosa io faccia o dica, se piango è lì per me senza domande inopportune.
E’ uno di quei giorni in cui le parole fanno male, sono coltelli in bocca a persone che hanno una mira precisa e ti prendono sempre in pieno, lì dove non si guarisce, dove il sangue continua ad uscire a fiotti.
E’ uno di quei giorni in cui non credo, non credo in niente, nemmeno e soprattutto in me stessa; in cui il marciume viene a galla e la fiducia torna a creparsi come una porcellana fragile.
E’ uno di quei giorni in cui il tempo non scorre, le lancette dell’orologio restano inchiodate al quadrante e un secondo dura un giorno intero; si ha tutta la calma necessaria per affogare nelle proprie lacrime.
E’ uno di quei giorni in cui la corrente è forte e mi trascina dal lato opposto rispetto a quello in cui sto remando fino a farmi dolore le mani e mi spinge verso una cascata.
E io sono stanca. Non ce la faccio, non ce la faccio più.

E’ uno di quei giorni grigi, oggi.
Uno di quei giorni in cui il cielo sembra una lastra di piombo ammaccata, le persone hanno una sfumatura cinerea sugli zigomi e il freddo si aggrappa alle ossa e non se ne va. 
E’ uno di quei giorni in cui le uniche cose di cui avrei bisogno sono le coperte calde del mio letto e l’abbraccio di mio fratello, che non importa cosa io faccia o dica, se piango è lì per me senza domande inopportune.
E’ uno di quei giorni in cui le parole fanno male, sono coltelli in bocca a persone che hanno una mira precisa e ti prendono sempre in pieno, lì dove non si guarisce, dove il sangue continua ad uscire a fiotti.
E’ uno di quei giorni in cui non credo, non credo in niente, nemmeno e soprattutto in me stessa; in cui il marciume viene a galla e la fiducia torna a creparsi come una porcellana fragile.
E’ uno di quei giorni in cui il tempo non scorre, le lancette dell’orologio restano inchiodate al quadrante e un secondo dura un giorno intero; si ha tutta la calma necessaria per affogare nelle proprie lacrime.
E’ uno di quei giorni in cui la corrente è forte e mi trascina dal lato opposto rispetto a quello in cui sto remando fino a farmi dolore le mani e mi spinge verso una cascata.
E io sono stanca. Non ce la faccio, non ce la faccio più.


posted 3 weeks ago with
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Le farfalle che avevo nello stomaco anni fa e che in qualche modo erano poi arrivate a sfiorarmi i polmoni, si sono trasformate.
Sono bolle di sapone, ora.
Bolle fragili, incerte, timide, che a contatto con le costole esplodono in silenzio.
Ho paura di scoprire che il mio equilibrio, la mia serenità e i miei sentimenti siano delicati come quelle bolle di sapone e che è solo questione di tempo prima che di me non restino che goccioline colorate sul palmo di una mano.


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Rompere la fiducia è come rompere uno specchio: puoi rincollare i pezzi; l’immagine riflessa non sarà mai più la stessa.

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Sentirlo sbuffare per la sveglia insistente, brontolare alle mie spalle e voltarsi dall’altro lato tirando con sé le coperte e poi anche me, stamani, mi ha ricordato i motivi per cui ho impostato su “off” il cervello e “on” il cuore di nuovo, pur sapendo che era una pessima idea: chè quando siamo insieme vorrei che non fosse mai giorno, che fosse sempre tempo di coccole, di baci, di trovare la sua mano nel sonno, di svegliarmi per vedere che c’è e avvicinarmi se per sbaglio siamo finiti troppo lontani.
Forse sta proprio qui la mia fregatura: sapere benissimo quanto lui sia un casino, ma rendermi conto di quanto sia incasinata anche io senza di lui.
Almeno così siamo in due. E resistiamo. Resistiamo bene.


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Ho cicatrici orrende addosso, i cui segni non spariranno mai.
Ho tagli freschi che continuano ad infettarsi e non si rimarginano a dovere.
Lui, forse, è messo anche peggio.
Ma non so se siamo l’uno il disinfettante dell’altro o la lama del coltello.

posted 1 month ago with 1 note
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